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11 aprile 2013 4 11 /04 /aprile /2013 19:42

Nuove vittorie nazionali e internazionali nella battaglia per un linguaggio giornalistico non discriminatorio. Dall’AdnKronos all’Associated Press, fino al New York Times, L’Associazione Carta di Roma in Italia e la campagna Drop the I – Word negli Stati Uniti fanno registrare importanti successi. Segno che il percorso intrapreso per un’informazione libera da razzismo e stereotipi sta coinvolgendo sempre più da vicino gli attori dell’informazione di tutto il mondo.

 

É il lungo impegno profuso da più parti per la promozione della Carta di Roma che ha portato alla notizia della messa al bando della parola “clandestino” dai lanci dell’agenzia Adnkronos .

 

“Raccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini – si legge sul sito dell’agenzia stampa italiana -, Adnkronos annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola “clandestino” riferita alle persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte, la parola “clandestino” sarà evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile per chiarire il pensiero dell’intervistato o per riprodurre fedelmente il linguaggio dello stesso”.

 

”L’uso di un linguaggio corretto – ha aggiunto il direttore dell’agenzia Giuseppe Marra – è sempre importante e ancora di più quando si tratta di fenomeni come l’immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo”.

 

Soddisfatta l’Associazione CdR. “Sulla scia della battaglia condotta da tempo anche dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, una delle principali ispiratrici di Carta di Roma – commenta -, ci permettiamo di incitare tutte le agenzie italiane a un uso responsabile e consapevole del linguaggio”.

 

Ma anche al di là dell’Oceano qualcosa si sta muovendo. É grazie alla campagna Drop the I – Word che anche negli Stati Uniti la lotta per “ripulire” il linguaggio giornalistico dai termini che discriminano sta dando buoni frutti. Prima l’Associated Press, poi il New York Times hanno infatti deciso di cambiare rotta nel racconto del fenomeno migratorio, dicendo stop all’uso del termine “illegale” riferito ai migranti.

 

“L’Associated Press – si legge sul sito dell’Associazione Carta di Roma – ha annunciato tramite il suo blog che non userà più il termine “immigrato illegale o irregolare” per definire una persona. La Senior Vice Presidente ed Executive Editor Kathleen Carroll ha spiegato la sua decisione affermando che irregolare o illegale può essere solo una condizione o un’azione e non una persona”.

 

“Il blog riporta anche la discussione interna tra colleghi giornalisti che ha portato alla modifica del loro codice stilistico (Stylebook) interno, ma anche l’evoluzione nell’uso di alcuni termini. Si spiega ad esempio che il termine “undocumented”, senza documenti, era stato abbandonato da tempo perché non preciso. Una persona può essere piena di documenti ma non avere il permesso di soggiorno. Ad oggi anche il termine “illegal immigrant” è stato ridiscusso e abolito dal codice interno dell’AP per evitare di “etichettare” le persone, invece dei comportamenti”.

 

A seguire l’esempio dell’Associated Press è stata una delle testate statunitensi più famose al mondo. Il New York Times ha infatti deciso di aderire alla campagna “Drop the I – word“, inserendo nelle linee-guida per i suoi giornalisti il divieto di usare espressioni come “illegals”, “illegal aliens“, “illegal immigrant“, il cui utilizzo rischia di avere come effetto quello di alimentare l’odio xenofobo.

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